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In seguito alla richiesta dell’Eparca Zakarias Yohannes, al tempo unico Vescovo cattolico dell’Eritrea, dopo due missioni di studio nel febbraio e nel novembre del 1992, l’AMI decise di iniziare il primo progetto in Eritrea.  Fu scelta Digsa, perché alcune missionarie avevano già lavorato nella Zona (Seganeity) in un progetto della Caritas italiana durante la guerra dei trent’anni.

Il piano del Centro e il Progetto Socio Sanitario in Eritrea furono approvati dalle Autorità Amministrative e Sanitarie. Il Ministero della Sanità diede sempre la massima fiducia, apprezzamento e sostegno, fino ad affidarci, negli ultimi anni, sia la prevenzione e terapia dell’AIDS, sia la gestione dei parti difficili coi cesarei per un’area più vasta della nostra zona di intervento.

La costruzione dell’Health Centre, poi promosso a Community Hospital, fu portata avanti dalla popolazione locale, guidata da membri e volontari AMI. Questo promosse solidarietà, amicizia, trasmissione di tecnologia e condivisione di vita e di valori. Promosse lo sviluppo del villaggio, perché contadini diventarono manovali e manovali muratori. Alcuni giovani furono impiegati stabilmente nella manutenzione dell’ospedale che avevano contribuito a costruire. La presenza dell’ospedale, inoltre, promosse la creatività di diverse famiglie che attrezzarono punti di ristoro e accoglienza, inclusa la preparazione di cibo per visitatori anche pazienti non bisognosi di diete speciali.

Dall’inizio il servizio medico fu esteso al territorio affidatoci dal Medico Regionale: educazione sanitaria, vaccinazioni, lotta alla malaria, igiene del territorio, medicina scolastica furono portate nei villaggi più remoti. Periodicamente, continuando le attività ordinarie, il progetto prese di mira alcuni aspetti, rispondendo a bisogni pressanti: la malnutrizione; la prevenzione e cura medica e chirurgica del gozzo endemico; la prevenzione, cura medica, chirurgica e fisioterapica delle disabilità e recupero scolastico o sociale; prevenzione e cura dell’AIDS; prevenzione ed intervento chirurgico nei parti a rischio di mortalità materno-fetale.

Progetto socio sanitario a Digsa

Il progetto dura da molti anni perché purtroppo la situazione del paese è peggiorata .Tutto è iniziato in seguito alla richiesta dell’Eparca Zakarias Yohannes, al tempo unico Vescovo cattolico dell’Eritrea.Dopo due missioni di studio nel febbraio e nel novembre del 1992, l’AMI decise di iniziare il primo progetto in Eritrea.  Fu scelta Digsa, perché alcune missionarie avevano già lavorato nella Zona (Seganeity) in un progetto della Caritas italiana durante la guerra dei trent’anni.

Il piano del Centro e il Progetto Socio Sanitario in Eritrea furono approvati dalle Autorità Amministrative e Sanitarie locali. Il Ministero della Sanità diede sempre la massima fiducia, apprezzamento e sostegno, fino ad affidarci, negli ultimi anni, sia la prevenzione e terapia dell’AIDS, sia la gestione dei parti difficili coi cesarei per un’area più vasta della nostra zona di intervento.

La costruzione dell’Health Centre, poi promosso a Community Hospital, fu portata avanti dalla popolazione locale, guidata da membri e volontari AMI aggiungere link video volontari. Questo promosse solidarietà, amicizia, trasmissione di tecnologia e condivisione di vita e di valori. Promosse lo sviluppo del villaggio, perché contadini diventarono manovali e  i manovali muratori. Alcuni giovani furono impiegati stabilmente nella manutenzione dell’ospedale che avevano contribuito a costruire.

La presenza dell’ospedale, inoltre, promosse la creatività di diverse famiglie che attrezzarono punti di ristoro e accoglienza, inclusa la preparazione di cibo per visitatori anche pazienti non bisognosi di diete speciali.


Dall’inizio il servizio medico fu esteso al territorio affidatoci dal Medico Regionale: educazione sanitaria, vaccinazioni, lotta alla malaria, igiene del territorio, medicina scolastica furono portate nei villaggi più remoti. Periodicamente, continuando le attività ordinarie, il progetto prese di mira alcuni aspetti, rispondendo a bisogni pressanti: la malnutrizione; la prevenzione e cura medica e chirurgica del gozzo endemico; la prevenzione, cura medica, chirurgica e fisioterapica delle disabilità e recupero scolastico o sociale; prevenzione e cura dell’AIDS; prevenzione ed intervento chirurgico nei parti a rischio di mortalità materno-fetale.

La missione in Eritrea è la prima, in ordine di tempo, avviata dall'AMI nel 1993. Da allora ad oggi tante sono state le vicende che si sono susseguite, alcune particolarmente dolorose, altre motivo di gioia e speranza. Nel  2009 il governo a espulso tutti i missionari e la Conferenza Episcopale Eritrea e poi il nuovo Vescovo di Seganaiti hanno dato l’incarico di gestire l’ospedale alle suore Figlie di S. Anna .

 Attualmente l’Ospedale è in grado di assicurare i  seguenti servizi

  • Ambulatori per esterni: adulti, bambini, donne in gravidanza
  • reparti di Medicina, Ostetricia e Pediatria
  • CTC (Centro di Assistenza e Terapia per malati di AIDS)
  • Laboratorio Analisi
  • Farmacia
  • Servizi di Ecografia ed Elettrocardiogramma
  • Radiologia
  • Sala operatoria per piccola chirurgia
  • Sala Parto
  • Centro Fisioterapia e Riabilitazione
  • Centro Controllo della Malnutrizione
  • Educazione Sanitaria in ospedale e nei villaggi

Il progetto continua.

L’AMI supporta il progetto dall’Italia in tutti i modi possibili con invio di container di medicine e attrezzature  e con un supporto economico. Inoltre si effettuano missioni di verifica uno-due volte all’anno con volontari che ci aiutano per le manutenzioni del sistema elettrico solare, per l’impianto di nuove attrezzature e gli aggiornamenti dei sostegni a distanza. Lo scorso  anno  L’AMI, ha, progettato, scelto i macchinari idonei, trovato il finanziamento da parte della CEI con l’8 per mille della Chiesa cattolica e alla fine inviato un container con medicine e le attrezzature per la nuova radiologia.

  Quest’anno nella missione di verifica abbiamo trovato una condizione generale del paese peggiorata ancora rispetto all’anno scorso, a volte non vi nascondiamo che ci chiediamo se e come continuare a progettare, raccogliere fondi, investire tempo ed energie, per portare un aiuto che è come una goccia nel mare, senza alcuna certezza del futuro, non potendo prevedere cosa succederà nei prossimi anni…eppure siamo convinti che sia questo il momento di aiutarli  e di aggiungere quella goccia che può portare  conforto e coraggio alla loro vita.

Speriamo anche prima o poi  di ricostituire i la nostra Famiglia spirituale nel Paese.

 

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